Università in fermento: rispondere con la lotta alle politiche neoliberiste
Alessandra Ciattini
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L’Unione Europea, consapevole del fatto che le sue
università non sono ancora in grado di competere sul piano internazionale, ha
iniziato la loro “modernizzazione” con il processo deciso a Lisbona nel
2000, che dovrebbe compiersi nel 2010 e dovrebbe portare la spessa in Ricerca e
Sviluppo al 3% del PIL entro quella data. In quella sede si è parlato di creare
uno spazio (leggi mercato) europeo dell’educazione superiore da difendere da
invasioni statunitensi.
Nel frattempo sul mercato internazionale già operano
società transanazionali dell’educazione come la Cardean University, scaturita
da tre grandi università statunitensi (Columbia, Stanford, Chicago) e da una
britannica (London School of Economics), che offrono ai loro clienti corsi di
commercio, gestione, contabilità via Internet (Editorial, Alternative Sud,
2003: 23).
4. La politica universitaria dell’Opposizione
Prima di fare riferimento alle posizioni di quelle forze, che
fanno - per così dire - l’opposizione all’attuale governo, sarà opportuno
sottolineare che in generale esse accettano in toto il cosiddetto
processo di modernizzazione dell’università, la sua omogeneizzazione europea,
il suo subordinamento al sistema produttivo, la sua utilizzazione per preparare
i vari tipi di figure professionali richieste. Insomma, esse condividono il
piano generale di ristrutturazione del sistema universitario, che d’altra
parte è stato avviato dai governi di centro-sinistra con una serie di misure
come quella sulla autonomia statutaria (L.168/1989). Quest’ultima è
successivamente sfociata nell’autonomia finanziaria (L. 537/1993) per giungere
al collegato alla legge finanziaria del 1998, la quale ha fissato che il 90% del
fondo di finanziamento ordinario debba essere impiegato nelle spesse fisse e
obbligatorie per il personale di ruolo, di fatto impedendo così la crescita e
il potenziamento delle università.
A queste misure dobbiamo aggiungere la riforma degli
ordinamenti didattici (il famoso 3+2), varata con un Decreto ministeriale
(509/1999) dal ministro Zecchino, che ha introdotto il sistema dei crediti e i
due livelli di laurea, quello professionalizzante e quello specialistico, ora
“riformato” col percorso ad Y, recentemente approvato.
Il risultato di queste misure è stato - d’altra parte non
poteva essere diversamente in assenza di un organo democratico di rappresentanza
e di gestione del sistema universitario quale dovrebbe essere il CUN - la crisi
finanziaria degli atenei, l’introduzione della competizione fra le singole
università per accaparrarsi studenti, il proliferare di corsi di laurea diversi
a seconda delle università e non fondati su un autentico progetto culturale, ma
sollecitati dalle richieste direttamente provenienti dal mercato del lavoro, l’abbassamento
della qualità dell’insegnamento, condensato in moduli di 25/30 ore di
attività didattica, e conseguentemente dell’apprendimento con grave nocumento
per la preparazione degli studenti. A ciò dobbiamo aggiungere che generalmente
i nuovi corsi di laurea preparano per un lavoro inesistente, perché ad es. le
istituzioni pubbliche per il blocco delle assunzioni non possono assumere
studenti che hanno acquisito competenze per far funzionare i musei, le
sovraintendenze, le biblioteche, o semplicemente perché siamo in una fase di
crisi economica da cui scaturisce la crescente disoccupazione. Per questa
ragione ancora una volta l’università viene utilizzata come area di
parcheggio per giovani non valorizzati ed espropriati del loro futuro in attesa
della profetizzata ripresa economica, ma che sembra non giungere mai.
D’altra parte, il dualismo introdotto nell’insegnamento
superiore (due livelli di insegnamento) non è altro che il riflesso del
dualismo presente nel mercato del lavoro. Ad esempio, uno studio fatto dal
Dipartimeno federale del lavoro degli Stati Uniti mostra che negli anni
2000-2008 aumenteranno gli impieghi per i quali è necessaria solo una breve
formazione. Sembrerebbe quindi che in futuro in quel paese dal 40% al 60% del
totale dei posti di lavoro sarà disponibile per lavoratori poco qualificati, e
che solo la parte restante sarà destinata a personale altamente qualificato.
Questo dato parla da solo e ci dice quanto sia antieconomico - nell’ottica
capitalistica - operare per la diffusione dell’insegnamento superiore, che
aveva visto aumentare sensibilmente, ad esempio, in Italia il numero delle
iscrizioni alle università nel periodo 1987-1997 per poi stabilizzarsi. Ora
sempre in Italia l’introduzione del 3+2, ossia del dualismo conoscitivo e
lavorativo, ha fatto aumentare un’altra volta le iscrizioni all’università
a conferma di quanto si diceva in precedenza del mercato del lavoro.
Naturalmente tale processo di differenziazione educativa e
formativa inizia già nel percorso scolastico, che i nostri “riformatori”
hanno completamente ristrutturato, dando vita a quella che qualcuno ha
giustamente chiamato Scuola reazionaria di classe, certamente assai
peggiore di quella vigente nella cosiddetta prima repubblica.
A questi dati ne possiamo aggiungere un altro assai
significativo, che completa il quadro della grave situazione economica che
stiamo vivendo. Sempre riferendoci agli Stati Uniti, che sono ormai senza
tentennamenti il modello di riferimento della nostra classe dirigente, si può
affermare con certezza che esistono ormai tre livelli di educazione. Il primo
prepara i giovani appartenenti alla élite ad impieghi altamente qualificati
nella produzione tecnologica, nell’economia dell’informazione etc. Il
secondo livello prepara gli studenti per impieghi a basso salario nel settore
dei servizi. Il terzo si occupa di quei giovani che non potranno mai lavorare, e
che dopo la scuola finiranno in prigione [1] (Parameswaran, 2003:
83).
Che le sinistre europee condividano nella sostanza tale
modello di relazioni università/società capitalistica lo dicono a malincuore
anche coloro che militano in questo settore politico e magari sperano di trovare
capitalisti illuminati, che comprendano l’utilità della ricerca di base non
asservita a fini immediati e contingenti e non direttamente dettata dalla
richiesta di innovazione tecnologica, nella speranza che sia possibile
conciliare gli interessi delle imprese, gli interessi e i diritti dei lavoratori
e l’autonomia di un’istituzione democratica quale l’università dovrebbe
essere.
Prima di concludere vorrei trattare brevemente un ultimo
punto, che è abbastanza importante, perché fa luce sulla strumentalità della
politica anti-Moratti dell’attuale opposizione.
Forse pochi sanno che è tuttora depositato in Parlamento un
disegno di legge (n° 1416), presentato dai senatori dell’opposizione
Tessitore, Monticone, Acciarini, Coviello, D’Andrea e Villone. È interessante
fare un breve parallelo con il DDL Moratti, che ha suscitato tanto scontento nel
mondo universitario e ha indotto organismi moderati come la CRUI, il CUN, i
Senati accademici etc. a prendere posizioni assai critiche nei suoi confronti.
Come il DDL Moratti tale disegno di legge, che l’opposizione
non ha mai voluto ritirate nonostante le insistenti richieste da parte
sindacale, sancisce il precariato ed introduce la cosiddetta flessibilità dei
docenti. Vediamo come.
In base a tale provvedimento i giovani (in genere dottori di
ricerca) saranno reclutati tramite contratti di ricerca e di insegnamento della
durata di quattro anni, rinnovabili una sola volta. Ciò significa che il
giovane, dopo il dottorato, si troverà dinanzi 8 anni di precariato, alla fine
dei quali non sarà più tanto giovane e potrà anche non trovare collocazione
nel mondo universitario.
Per quanto riguarda i docenti il DL Tessitore-Villone sembra
prospettare una carriera fatta di tante valutazioni burocratiche, durante la
quale dovranno cercare di non farsi troppi nemici e non mostrarsi troppo
autonomi. Infatti, dopo aver vinto un concorso ed essere stati chiamati da una
facoltà, che quindi continua ad esercitare il potere indiscusso di controllo
sulle carriere universitarie, passati tre anni i docenti dovranno superare una
valutazione. Se per due volte consecutive il docente non supera la valutazione
“è immesso in altri ruoli dell’amministrazione statale” (art. 6, comma
6).
Ma il legislatore non è ancora soddisfatto e, desideroso di
avere a disposizione un docente ossequioso e acquiscente, ritiene utile che
questi ogni quattro anni, dopo aver superato la valutazione triennale, venga
sottoposto a ulteriore valutazione, tenendo conto dell’attività scientifica e
didattica svolta. Nel caso in cui la procedura di valutazione, ripetuta due
volte, non venga superata, il docente “è collocato a riposo con l’anzianità
conseguita, ovvero, se non ha conseguito l’anzianità sufficiente al godimento
della pensione, con retribuzione pari al minimo previsto per i compensi di
pensionamento” (art. 14, comma 6).
Come si vede, tali procedure di controllo non possono che
essere ispirate da una comunità accademica che non è in grado di valutare se
stessa nell’ambito dell’aperto e anche conflittuale dibattito scientifico,
nel quale si prende posizione, ci si schiera, si critica e si polemizza. Per
questa ragione sononecessarie forme di controllo dall’alto (anche politiche)
che fanno pensare al mondo gretto e meschino dei funzionari del regime zarista.
Tale visione arcaicizzante ben si accorda con l’altra idea,
presente nel DL, secondo la quale i docenti gerarchizzati in tre figure
svolgeranno la loro attività didattica nei tre livelli di corsi universitari
(laurea triennale, specialistica, corsi postuniversitari).
Ma tale piramide di sapore medioevale non è insensibile alle
chimere del mercato. Infatti, i docenti dovranno distinguere nella loro
attività didattica tra lezione cattedratica e seminario; la prima sarà rivolta
all’insegnamento dell’attività professionale, mentre nel secondo si
apprenderà a fare ricerca.
Ci pare che l’università che scaturirebbe da questo DL, se
approvato, sarebbe un mostro dotato di caratteristiche contraddittorie, come i
mostri dei film di fantascienza, nei quali convivono tratti barbarico-medioevali
ed elementi futuribili. Il tutto per conciliare il mantenimento dell’attuale
struttura antidemocratica e verticistica dell’università con le
sollecitazioni provenienti dal cosiddetto “libero mercato”.
Notizie dell’ultima ora
I rettori si sono dichiarati soddisfatti di apprendere che, con un
emendamento alla Finanziaria, il governo ha tolto il blocco delle assunzioni
nell’università e ha aumentanto di 438 milioni di euro il Fondo di
finanziamento ordinario delle stesse. Però non dicono nulla sui risparmi di
circa 300 milioni di euro imposti alla scuola, che si otterranno tagliando le
assunzioni di insegnanti di inglese nella scuola elementare [2] e abolendo di fatto le supplenze di breve
periodo (Ludovico, 2004: 5).
Non ci fanno nemmeno conoscere il loro parere sul
finanziamento di due nuove università private (“non statali”): l’Università
degli studi Europea a Roma e l’Università di Scienze gastronomiche (?!) nella
provincia di Cuneo (Tripodi, 2004: 30).
Inoltre, durante il mese di dicembre il Parlamento non
discuterà il DDL Moratti, anche se non è stato formalmente ritirato come
richiesto dalla maggior parte del mondo universitario. Questo fatto e maggiori
risorse per l’università costituiscono un piccola vittoria, che però non
intaccano la logica destrutturante dei “riformatori”.
Infatti, il vantaggio per l’università ha prodotto uno
svantaggio per la scuola. Così, con un colpo al cerchio ed uno alla botte l’attacco
al sistema pubblico dell’istruzione continua e la “sinistra”, incoerente e
priva di una strategia complessiva alternativa, continua a demonizzare Moratti e
Berlusconi, sperando nella rivincita elettorale.
Bibliografia
Barba Navetti, G., Gli impuniti dell’università, Il
Sole 24 ore, 21 novembre 2004, p. 39.
Ciattini, A., Trasformazioni dell’università e politiche
neoliberiste, Critica Marxista, genn-febb. 2004, pp. 19-26.
Conferenza dei Rettori delle Università italiane,
Relazione sullo Stato delle Università italiane. Dati sul Sistema
Universitario. Quadro normativo. L’Università per il paese, Roma 21
settembre 2004.
Dall’Orso, S., Università. Cosa nasconde il mito dell’eccellenza?,
La Repubblica, 5 ottobre 2004.
Editorial, Au Nord comme au Sud, l’offensive des marchés
sur l’université, Alternatives Sud, vol. X (2003) 3, pp. 9-31.
Lander, E., Réflexion latino-américaine sur l’université,
les savoirs hégémoniques et l’orde libéral dominant, Alternatives Sud,
Vol.X (2003) 3, pp. 33-54.
Ludovico, M., La manovra sulle tasse. I conti pubblici, Il
Sole 24 ore, 28 novembre 2004, p. 4.
Parameswaran, M. P., Les tendences à la marchandisation de
l’enseignement superiéur en Inde et dans l’État du Kerala, Alternatives
Sud, Vol. X (2003) 3, pp. 81-93.
Tripodi, A., Piano per gli Atenei, Il Sole 24 ore, 1
dicembre 2004, p. 30.
Note
[1] Per questo in California
previdentemente investono nella costruzione di prigioni.
[2] Vi ricordate le tre
I (inglese, informatica, impresa)?